Francesco e la chiave del suo mondo

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Per chi vuole convididere il difficie cammino di Francesco (scout del Gruppo Taranto 17), un ragazzo autistico che si apre al mondo attraverso la musica e fa della musica la sua vita. Un’esperinza vera raccontata a due voci dalla mamma di Francesco e da Franca, la sua musicoterapeuta.
Se volete, potrete seguire la vita di Francesco e ascoltarlo al pianoforte, durante la trasmissione
 

A SUA IMMAGINE su RAI 1 il giorno 16 ottobre 2010 alle ore 17.05     

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INTERVENTO   

Rimanendo in tema ospitiamo l’intervento di Tiziana Belmonte, presidente “Associazione gruppo jonico Musico…Terapisti” in merito a delle dichiarazioni recentemente espresse da un professore milanese circa la necessità di escludere dall’istruzione i disabili.    

Esiste ancora il diritto dei disabili alla “normalità” ?

Riflessioni e considerazioni su dichiarazioni di intolleranza e pregiudizio  

Selezione naturale, disomogeneità delle classi, sopravvivenza dei migliori. Come un affiatato duo pianistico, l’assessore all’istruzione di Chieri e un professore di armonia del Conservatorio di Milano rivendicano una scuola che fa emergere i migliori, quindi esclude i disabili dal contesto scolastico, attua una selezione naturale. Come facevano gli antichi greci “gettando dalla rupe Tarpea i figli che non godevano di buona salute”.    

Non serve aggiungere altri commenti a questa riesumazione di valori ormai ampiamente superati. Tuttavia, sono loro grata per avermi sollecitata a riflettere sulla mia esperienza di studente, poi diplomata in conservatorio, sui miei studi in musicoterapia e pedagogia e sul mio attuale ruolo di Presidente del gj M…T (gruppo jonico Musico..Terapisti) associazione che cerca, nella nostra realtà, di valorizzare l’importanza della musica nel suo aspetto non accademico ma relazionale, di benessere e cura.    

La scuola è il luogo istituzionale dell’educazione, attraverso il quale il giovane diventa in grado di agire nell’ambiente circostante e di trovare con l’altro, un “reciproco adattamento creativo” (Danilo Dolcini). La scuola è una micro-società in cui il ragazzo sperimenta le prime relazioni; nella misura in cui essa  escludesse, ghettizzasse, mettesse ai margini, si riprodurrebbero i medesimi meccanismi anche nella società vera.    

Forse i disabili non permettono di terminare i programmi scolastici? Disturbano? Frantumano l’illusorio narcisismo che se un allievo è bravo è merito del suo docente? Insigni pedagogisti come Bloom, Carroll, Bruner, hanno rilevato come l’acquisizione della conoscenza dipenda in larga misura dalla possibilità dell’insegnante di diversificare i processi di apprendimento stimolando l’interesse e la motivazione dell’allievo. E forse è proprio questo il punto: che la scuola non può adagiarsi nel trasmettere un sapere e una cultura elitaria e precostituita, deve invece sforzarsi di seguire tracciati sempre nuovi, non replicabili, diversificati e individualizzati. Una bella fatica, questa!    

In realtà, laddove il canale verbale risulta compromesso per cause neurologiche, psicologiche o fisiologiche, la plasticità del nostro sistema nervoso, permette il rafforzamento di altri strumenti di comunicazione, altrettanto efficaci, se non addirittura più incisivi del linguaggio verbale: il linguaggio del corpo, le sfumature e l’espressività della voce.    

Forse è proprio la formazione accademica rigida e impostata dei conservatori, che fa credere a docenti e allievi di essere i “prescelti”, i migliori tra tanti, i depositari di quell’arte sublime e spirituale che in tanti apprezzano ma che in pochi sono in grado di far risuonare.    

La musicoterapia ci insegna che questo è solo un aspetto della musica La musica è componente imprescindibile di ciascuno di noi, parte della nostra identità. Tutto è musica: il corpo che si muove, la voce che canta o parla, il pianto, il riso, il battere del cuore. La musicoterapia, per diversamente abile come per i “normodotati”, è un modo di comunicare, dialogare, di armonizzarsi con l’altro.    

Invece è più facile ignorare, non far funzionare quei “neuroni a specchio” che ci permettono, appunto, di specchiarci negli altri, di riconoscere nell’altro se stesso o una parte di sé. Quella parte di sé che manca, che va integrata, cioè “resa integra”, intera.    

E poi chi dice che un diversamente abile non possa raggiungere livelli eccellenti in quello che fa: forse in pochi conoscono la storia di un giovane artista tarantino, che tra qualche mese completerà gli studi decennali in pianoforte diplomandosi presso il Liceo Musicale Paisiello. L’occasione di conoscerlo potrebbe essere la trasmissione “A sua immagine” che verrà trasmessa il prossimo 16 ottobre e in cui verrà raccontato il percorso di questo ragazzo. Sentirlo suonare ammalia le anime, vederlo rende sconcerti perché si tratta di un giovane autistico.
 
L’uomo non può “perdersi” se stesso ricorrendo il mito del super-uomo, dell’eugenetica; deve, invece, negare la propria autosufficienza “perché ha bisogno dell’altro per sopravvivere” (Elias). Non può tendere alla perfezione nel suo individualismo ma deve aspirare alla compiutezza nella relazione.

Tiziana Belmonte 

 presidente “Associazione gruppo jonico Musico…Terapisti”

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