Processione di San Cataldo – 10 maggio 2008
ANCHE UN GRIDO DI DOLORE
L’arcivescovo ricorda il suicidio di due
ragazzi e rilancia l’incontro
diocesano sull’emergenza educativa
di Francesca RANA
I fuochi d’artificio, lassù nel cielo stellato di Taranto, hanno sorpreso, divertito, meravigliato la gente mentre i Festeggiamenti in onore di San Cataldo scivolavano via dopo tre giorni intensi e tante settimane di preparazione. Erano colorati, festosi, spettacolari. I veri botti, capaci di scuotere le coscienze dei tarantini, invece ci sono stati alle 20, quando dal balcone della Chiesa del Carmine, attorniato dalle autorità, l’arcivescovo metropolita, monsignor Benigno Luigi Papa, ha scioccato tutti con una sua riflessione sofferta ed angosciosa. Stavolta, non centravano nulla i problemi amministrativi ed occupazionali. Stavolta, centravano l’emergenza educativa ed i disagi dei giovani, culminati appena qualche giorno fa in suicidi senza spiegazione, come se si potesse trovare una qualche giustificazione quando un ragazzino si toglie la vita precocemente di sua volontà. L’Arcidiocesi ha raccolto il grido d’allarme di chi questo urlo non l’ha mai fatto sentire a nessuno ed ha invitato la città, la classe dirigente, tutte le agenzie educative a porsi più domande. Perché, proprio dietro la tranquillità di chi mostra di stare bene, si nasconde la vera bomba ad orologeria, il vero detonatore pronto ad innescare l’esplosivo ed a ridurre in frantumi l’esistenza.
Attenzione, dunque. Questo monito, tanto in sintonia con i pensieri del pontefice, Benedetto XVI, precede di qualche giorno un’iniziativa su queste tematiche. Il 17 maggio, alle 17.30 nella sala Giovanni Paolo II della parrocchia Santa Rita, l’Arcidiocesi e la Consulta delle aggregazioni laicali hanno organizzato il quarto incontro diocesano dei movimenti sull’argomento delicato, appena accennato ieri sera, “L’Emergenza Educativa, Libertà e Responsabilità”. I sacerdoti, i genitori, i formatori, gli scout, i salesiani, l’Azione Cattolica, le associazioni potranno esprimersi e formulare proposte, affinché il futuro dei giovani di Taranto possa essere colorato come i fuochi pirotecnici sparati sulle teste dei cittadini alla fine dei festeggiamenti patronali. Il discorso di Sua Eccellenza ha rotto l’incantesimo della festa ed è stato giusto così se, nel cuore di chi ha ascoltato, un sentimento di costruttiva ribellione ha cominciato a pretendere un cambiamento. I presenti hanno beneficiato dell’indulgenza plenaria. La processione a terra era iniziata alle 18.30 dall’interno della Basilica di San Cataldo. Questo rito è meno antico dei pellegrinaggi della Settimana Santa Tarantina. In genere, sfilano più velocemente, e di solito con più gioia e meno preoccupazioni, le maggiori confraternite (Santa Caterina in San Cataldo, Carmine, Addolorata, Santissimi Medici, Sant’Egidio, SS. Rosario di Talsano). Si possono notare i confratelli, a viso scoperto, con gli abiti rituali, le scarpe (infatti nessuno è scalzo) le mozzette di diversi colori, rosso, verde, nero, avorio, in evidenza, e le consorelle con il vestito scuro e lo scapolare, a volte confezionato con tessuti ricamati, altre simile ad un medaglione, notate dalla maggiore parte della gente non aggregata solo in questa circostanza.
Gli scout cattolici dell’Agesci erano in testa al corteo ed animavano con canti, riflessioni e spiegazioni dei sette doni, consentendo a chiunque di seguire ed ascoltare grazie agli altoparlanti portatili snodati lungo la processione. Il loro liturgista è don Martino Mastrovito. Non mancavano l’Unitalsi, gli ammalati, i seminaristi, i ministranti istituiti, i diaconi permanenti e transeunti, i sacerdoti, forse meno del passato, il Capitolo Metropolitano, l’arcivescovo, monsignor Benigno Luigi Papa, i cavalieri in mantello avorio e le donne-cavaliere in mantello nero e rosso del Santo Sepolcro, oltre al sindaco, Ippazio Stefano, al presidente della Provincia, Gianni Florido, ed alle due bande, “Giovanni Paisiello” e “Domenico Lemma”. Al tramonto, la processione si è riallineata ed ha ripreso il cammino verso la città vecchia, costeggiando l’artigiano Francesco Dimitri, immancabile con le sue statuine all’angolo tra Piazza Archita e via D’Aquino. La Statua del Santo Patrono ora è tornata al suo posto nella Cattedrale del Borgo Antico ed è stata riconsegnata al Capitolo Metropolitano al termine della tre giorni di festa. In realtà, ha una storia breve. Arrivò a Taranto il 4 maggio del 2003. Fu realizzata da Virgilio Mortet e sostituì il simulacro pesante progettato da Orazio Del Monaco quando la statua del Catello, tanto amata e ricordata con affetto, fu trafugata nel 1983. Il culto, chiaramente, è molto più antico e resistente a quanto pare ad ogni tentativo storiografico di cambiare la storia del Vescovo Cataldo, irlandese per la Chiesa, forse longobardo e con un altro nome per i ricercatori.
- maggio 13th































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